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Comitato regioni: Iacop (Pd), obiettivo 2025 per Serbia in Ue

pubblicato il 18 ottobre 2018

 «Nel cammino dei negoziati per l'allargamento europeo oggi apprendiamo che è stato indicato il 2025 come data possibile, sebbene ambiziosa, per l'adesione della Serbia all'Ue. Un fatto positivo che deve essere accompagnato da un processo interno di rafforzamento degli enti locali regionali e della Provincia autonoma di Voivodina, per renderli protagonisti delle riforme». A dirlo è il consigliere regionale del Pd, Franco Iacop, relatore del Comitato delle regioni dell’Unione europea oggi presente a Niš, in Serbia, per il quinto meeting del Joint Consultative Committee Cor-Serbia di cui è co-presidente, per discutere dell'adesione della Serbia all'Unione europea e del ruolo degli enti locali regionali nel processo di riforme.
Iacop, nel ruolo di relatore, sulla “Comunicazione 2018 sulla politica di allargamento dell'Ue” della Commissione europea, ha ricordato tra le altre cose le raccomandazioni specifiche del Comitato delle Regioni riguardanti la Serbia. «Accanto alla positiva notizia del 2025 come data possibile di adesione all'Ue, abbiamo riconosciuto l'impegno della Serbia nella gestione dei flussi migratori che attraversano il suo territorio. Come Comitato abbiamo ritenuto che debba essere data una fondamentale attenzione nei confronti della lotta alla corruzione, adottando al più presto una nuova legge sull'agenzia anti-corruzione, ma anche attenzione alla prevenzione a livello di enti locali regionali». Proprio sul ruolo delle Regioni, Iacop rivolge maggiore attenzione: «Si nota con preoccupazione che le capacità amministrative degli Enti locali regionali denotano carenze e che le risorse umane e finanziare messe a disposizione di tali enti non sempre sono adeguate alle mansioni da espletare. Abbiamo inoltre sollecitato la Serbia ad attuare le norme costituzionali sul finanziamento della Provincia autonoma di Voivodina, adottando al più presto le pertinenti disposizioni legislative. E inoltre è stato sollecitato il Governo a rispettare l'autonomia degli eletti locali indipendentemente dalla loro appartenenza politica».