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Ater: Moretti-Conficoni (Pd), stoppato poltronificio di Progetto Fvg

pubblicato il 25 ottobre 2018

 25.10.18. «Se a Roma la manina è un mistero ancora irrisolto, qui in Fvg ha un nome e un cognome. E ora, dopo l’annessione dei territori dell’isontino e dell’Alto Friuli fatta sulla Sanità, tocca alle Aziende per l’edilizia popolare (Ater)». A dirlo è il consigliere regionale del Pd, Diego Moretti a margine della seduta dalla IV commissione riunita per l'esame dei progetti di legge sulla riforma delle politiche abitative e riordino delle Ater.
«Oggi la maggioranza di centrodestra ha dato un'ulteriore prova di quanto sia lacerata, dimostrando di muoversi senza alcun coordinamento tra le forze politiche. E quindi assistiamo a imbarazzanti scene nelle quali l'onorevole Saro, presidente ombra del Fvg, dopo aver dichiarato alla stampa il proprio disegno territorial-istituzionale, vuole annettere l'Ater di Tolmezzo in quella di Udine e quella di Gorizia in quella di Trieste, nonché reintrodurre i consigli di amministrazione da 3 membri ciascuno. Peccato che di tutto ciò la maggioranza e l’assessore competente non ne sapessero nulla. Il risultato è stato un'imbarazzante discussione in commissione, seguita da un'interruzione dei lavori di oltre mezzora per permettere alla maggioranza di chiarirsi sugli emendamenti che il consigliere Sibau aveva presentato, senza che i suoi colleghi lo sapessero, per riformare l’assetto della governance delle Ater del Fvg».
Secondo il consigliere Pd, Nicola Conficoni, «la pessima figura di oggi, «mette ancora una volta in evidenza la sete di poltrone di Progetto FVG che dopo aver preteso e imposto il cda in Fvg Strade per garantire una delle proprie candidate non elette, ora ha bisogno di altri spazi e cerca di creali con la proliferazione dei Cda anche nelle Ater che il centrosinistra aveva razionalizzato introducendo gli amministratori unici». A questo, conclude Conficoni, «si aggiungono le annessioni territoriali, in sfregio all'Alto Friuli e all'Isontino, a conferma che ormai alcuni territori non hanno più diritto alla rappresentanza come abbiamo già visto con la riforma sanitaria».