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Stabilità 2019: Relazione di Roberto Cosolini

pubblicato il 18 dicembre 2018

Signor Presidente, colleghi Consiglieri,
i disegni di legge al nostro esame unitamente alla nota di aggiornamento del DEFR rappresentano un primo pieno banco di prova per questo governo regionale e per la sua maggioranza, che lo affrontano senza poter più motivare la carenza di scelte, di innovazione e, se vogliamo, visto che l’avete tanto sbandierata, di discontinuità, con i limiti e la continuità propri della fase di transizione o con i tempi troppo stretti a disposizione.
Ed è proprio per questo motivo che ci è consentito dare un pieno e chiaro giudizio politico su questa amministrazione ed è altrettanto chiaro che si tratta di un giudizio negativo sia nel merito che nel metodo.
Nell’articolare questo giudizio parto da una premessa indispensabile: un bilancio si fa a partire dalle risorse disponibili e qui va ricordato che la manovra conta su risorse importanti, ma per ragioni che sono in gran parte indipendenti dall’azione di questa amministrazione, e che trovano semmai il filo nel lascito che vi è stato consegnato da chi vi ha preceduto, per come ad esempio ha supportato i segnali di ripresa degli ultimi due anni, quei segnali che purtroppo sembrano ridimensionarsi proprio in questa fine del 2018, grazie anche agli effetti negativi delle scelte del governo nazionale. Ed è proprio questa situazione che suggerirebbe un forte investimento sul sistema delle imprese che, fatta eccezione per onestà relativamente all’agricoltura, proprio non si vede in questo bilancio, ma su questo tornerò in seguito in modo più specifico.
Beneficiando dei risultati economici del 2017 e della prima parte del 2018, e come effetto delle nuove modalità delle compartecipazioni, questo bilancio beneficia di circa 149 milioni di entrate in più, alle quali si aggiungono i 120 milioni del bonus sul contributo agli obiettivi di finanza pubblica, negoziati con il MEF dalla precedente Giunta regionale. Possiamo insomma affermare senza possibilità di smentita che senza il tanto vituperato patto Padoan/Serracchiani le risorse a disposizione sarebbero state ben inferiori e vi avrebbero obbligato a chiudere il bilancio preventivo con tagli molto dolorosi e con inevitabili negative ripercussioni sulla nostra comunità regionale.
E qui sta la prima ragione di giudizio negativo su questi documenti: avevate preannunciato risultati migliorativi nel negoziato per rivedere il patto che avrebbero dovuto e potuto riverberarsi su questo bilancio e invece allo stato attuale l’interlocuzione con il Governo evidenzia una debolezza e un’assenza di risultati preoccupanti, non solo per le ripercussioni sul bilancio del 2020 e del 2021, ma per il senso stesso dell’autonomia di questa Regione.
Vedremo più avanti se le cose miglioreranno nel rapporto con questo Governo. Per il momento il vostro bilancio per il 2019 beneficia per le ragioni sopra esposte di queste condizioni favorevoli che consentono, fra le altre cose, di collocare nella previsione uno stanziamento sulla sanità che finora, da molti esercizi a questa parte, maturava molto più avanti nel corso dell’esercizio con le manovre di assestamento. Questo è sicuramente positivo e fa definitivamente chiarezza su polemiche strumentali riguardanti i presunti “buchi” della sanità: prendiamo atto con una battuta che quelli che fino a qualche mese fa erano “buchi” o deficit che dir si voglia dovuti a quella che veniva definita come cattiva gestione di chi vi ha preceduto, si sono trasformati ora in fabbisogno strutturale programmato!
Per quanto riguarda l’indebitamento: certo non siamo contrari al ricorso ai mutui per sostenere investimenti, ma certo prima andava chiuso il confronto con il Governo, magari portando a casa qualche risultato positivo e poi si sarebbe potuto, nella misura necessaria, ricorrere al mercato del denaro.
NO risultati nel rapporto con il Governo. Si aggiunge un secondo NO, altrettanto pesante per come smentisce una serie di proclami sull’ascolto e il dialogo: NO ad un confronto vero sulle annunciate politiche di investimento con le categorie economiche e le parti sociali. Sono loro a dirlo, si badi, non l’opposizione: sono imprenditori delle diverse categorie e sindacati ad affermare che mai come quest’anno è mancato un momento serio di presentazione e di confronto sulle linee strategiche e sui
 
contenuti principali della manovra che stiamo discutendo. Non basta certo qualche parziale chiamata tardiva, “sollecitata” dalle note stampa di protesta e preoccupazione, a recuperare rispetto ad una evidente assenza di attenzione in cui coesistono un po' di arrogante convinzione di autosufficienza e di debolezza.
Perché dico debolezza? Dico debolezza perché il confronto con le parti sociali avrebbe da subito fatto emergere la fragilità di questo cosiddetto inizio della stagione degli investimenti. Chiariamo innanzitutto un aspetto: non è vero quanto è stato detto nel presentare la scelta di fare debito per investire, ovvero che prima non si investiva e si faceva solo spesa corrente. E’ vero semmai che il ricorso al debito era più difficile prima che entrassero in vigore quest’anno nelle regioni a statuto speciale le nuove regole in materia di finanza pubblica con il passaggio dal pareggio di bilancio ai cosiddetti equilibri di bilancio. E quindi gli investimenti si facevano, ma con risorse proprie, derivanti dalle entrate.
Che le cose stiano in questo modo è dimostrato dal fatto che molti degli interventi annunciati sono in realtà continuità dirette o indirette di interventi che vedevano già la Regione attivamente impegnata: questo riguarda diversi settori, ma è addirittura la quasi totalità degli interventi finanziati dal debito nei capitoli di infrastrutture ed edilizia.
Qui si concretizza la terza ragione di giudizio negativo: NON c’è in realtà un piano coerente di investimenti strategici per lo sviluppo e per il futuro di questa regione. A fronte di risorse importanti per la protezione civile, richiamate da un’emergenza che ne richiederà però molte di più, e di altre significative per gli investimenti in sanità, rese possibili anche dal quadro di certezze sul fabbisogno ordinario sopra ricordato, ad uscirne invece fortemente indeboliti sono proprio alcuni dei nodi strategici di una prospettiva di sviluppo, ovvero economia ed imprese, infrastrutture ed edilizia, ambiente.
Cominciamo dalle attività produttive: in questo settore più che di investimento possiamo parlare di disinvestimento rispetto al bilancio dell’anno che si va a chiudere. Dei 35 milioni di mutuo già finalizzato all’intervento per “Pramollo” solo 25, per di più ripartiti nel triennio, rimangono alle attività produttive; questo vuol dire che nonostante i mutui crescano di 271 milioni il comparto delle attività produttive ne perde 10! E i numeri negativi non finiscono qui:
Le tabelle infatti ci parlano di una riduzione secca di risorse impegnate: dai 111milioni iniziali del 2018, che diventano 132 come stanziamento vigente (e qui non dimentichiamo che i 120 milioni del bonus sul contributo agli obiettivi di finanza pubblica sono arrivati nel 2018 in variazione e non all’inizio…), passiamo a 87, che sono …..l’1,48 sul totale!
 
Le sofferenze sono piuttosto distribuite:
 
-azzeramento dei capitoli dei consorzi fidi;
 
-praticamente dimezzate le risorse per l’imprenditoria femminile, da 1,1 milioni a 600mila;
 
-ridotte a poco più di un terzo quelle per il supporto manageriale alle pmi, da 900mila a 341mila;
 
-taglio fortissimo all’investimento in grandi eventi, veicolo di crescita turistica, da 3468.000 a 1.500.000;
 
-taglio nonostante i risultati eccellenti anche per la Film Commission;
-dimezzate le risorse per la promozione integrata;
 
E l’elenco potrebbe continuare.
Si potrebbe obiettare che ci sono meno risorse ma che ci sono misure molto innovative…. In realtà siamo in continuità con le politiche precedenti, che tanto male evidentemente non erano, ma comunque in riduzione di risorse.
C’è una sola novità, ed è quella di un fondo di garanzia a favore del venture capital che intervenga nelle start-up: impegno lodevole e condivisibile, a condizione che non si arrivi ad un’eterogenesi dei fini,
 
per cui il capitale di rischio che vorremmo attrarre non diventi troppo facilmente del “non rischio” scaricando eccessivamente sul pubblico il rischio della mortalità dei progetti d’impresa. Per questo con un emendamento, frutto anche di una consultazione di esperti del settore, proponiamo una percentuale massima di garanzia in modo da esercitare un’azione positiva che però non sia di eccessiva deresponsabilizzazione dell’investitore di venture capital.
Non va meglio nel campo delle infrastrutture, dei trasporti e dell’edilizia, ovvero in quello che dovrebbe essere un altro polmone di investimenti: qui, nonostante i quasi 20milioni di mutuo, quasi tutti peraltro destinati non a nuovi investimenti ma a rifinanziare quelli varati dall’amministrazione precedente, prendendo le 14 principali voci tra politiche della casa, ricupero del patrimonio pubblico e privato, interventi su viabilità, il confronto fa notare una diminuzione dai 108 milioni del 2018 a 77,5 di questo bilancio. Fra gli altri troviamo una diminuzione di 23 milioni nel settore casa, e forse vale la pena di ricordare come le risorse in questo settore oltre a favorire le scelte dei cittadini in materia di casa promuovano un volano fortissimo per l’edilizia e l’impiantistica, e quindi equivalgono ad aumento del PIL e posti di lavoro. Poi dai 6 milioni si passa a 0 nel recupero centri urbani, dai 6 ai 4 milioni nel sostegno allo sviluppo della logistica del porto di Trieste. E anche qui i totali vedono scendere le risorse stanziate dai 434 milioni raggiunti nel 2018 ai 362 di questo documento.
Nemmeno sull’ambiente, dove pur non c’è un decremento significativo di risorse, vediamo qualche idea forte di investimento su sostenibilità, energie alternative, qualità del territorio: eppure per restare a quest’ultimo aspetto i danni impressionanti di alcune esplosioni di maltempo ci dovrebbero suggerire qualcosa relativamente alla necessità di intensificare la cura preventiva del territorio, che invece pare venga messa in secondo piano. Dovremmo ormai aver capito che gli interventi di cura e ripristino successivi ai disastri costano molto di più, se è vero che le conseguenze del recente maltempo peseranno alcune centinaia di milioni di euro, solo in minima parte stanziati finora.
Si può fare di più per lo sviluppo e per il lavoro con le risorse che questa amministrazione ha a disposizione, direi molto di più: in questa direzione vanno i nostri emendamenti su attività produttive, edilizia e infrastrutture, politiche del lavoro, altro settore nel quale è importante investire di più soprattutto guardando all’occupabilità delle figure più fragili in un mercato del lavoro così selettivo anche nei suoi segnali di ripresa, che rischia perciò di lasciar fuori chi per età, diversa abilità, competenze, è più difficilmente collocabile o ricollocabile.
Sulle autonomie locali continua la demolizione di una riforma senza che siano chiare nemmeno le fondamenta del nuovo disegno: è per supplire alla mancanza di idee che si fissa la bandierina ideologica di un fondo per i nuovi enti intermedi, di cui nulla si sa peraltro, togliendo 23 milioni abbondanti alle intese per lo sviluppo nel 2021. Con un emendamento proporremo di eliminare questa inutile questa bandierina ideologica restituendo ai Comuni quelle risorse.
Non sappiamo come si chiameranno, cosa faranno, se saranno la riedizione di un istituto, le province, abrogato con voto unanime dal Consiglio regionale. Intanto aiuta a riflettere un contributo importante offerto da un recente documento dell’ANCI regionale, che dovrebbe essere tenuto molto in considerazione da chi dice di non voler imporre nulla, un documento che ci ricorda che questi eventuali enti intermedi dovranno svolgere funzioni di area vasta, articolando insomma funzioni regionali in ambiti di interesse subregionale, e che dovranno essere evitate sovrapposizioni con funzioni comunali, gestite in forma singola o associata. Oggi non è ben chiaro come si darà risposta alle esigenze che avevano ispirato l’idea delle UTI; per il momento è evidente che a progetti strategici integrati di territorio promossi da più Comuni si è sostituita la fila per attendere di essere ricevuti in una pseudo concertazione bilaterale all’insegna della…priorità alle telecamere.
Si poteva e si potrebbe fare meglio, e per cominciare magari basterebbe rifinanziare graduatorie di progetti pronti da parte di enti locali che attendono risorse, che a quanto pare non avranno, per essere immediatamente cantierati, progetti basati su valutazioni trasparenti con criteri pubblicati sui bandi.

Basterebbero le considerazioni fin qui svolte a motivare il nostro dissenso da una manovra insufficiente proprio perché lontana dalle aspettative, ovvero dall’attesa che delineasse un progetto credibile per il Friuli Venezia Giulia e perché i tanto citati e annunciati investimenti non trovano corrispondenza in settori strategici di competenza della Regione.
Ma le criticità non si fermano qui. Se appare debole l’idea di sviluppo, appare invece negativa l’idea di comunità, condizionata come è da un ossessivo ancorarsi a modelli di esclusione invece che di integrazione: l’ultimo esempio è arrivato con un emendamento di giunta in prima commissione che, nel prevedere un intervento per abbattere il costo del trasporto pubblico per gli studenti della regione, ha fissato come condizione per l’ammissione il requisito della residenza per 5 anni in FVG…. Insomma si vuole negare la possibilità di una semplice agevolazione a chi qui risiede, lavora, paga tasse, solo perché, straniero residente o italiano che sia, è arrivato qui da meno di 5 anni. E non porterebbe via alcunché a nessuno in questo caso. Pur di colpire gli immigrati, in questo caso regolari, residenti, spesso indispensabile risorsa lavorativa in molti settori, e di colpirli ingiustamente, va bene di colpire gli studenti fuori sede, quelli per i cui studi le famiglie fanno maggiori sacrifici, perché vivere fuori casa costa di più, va bene di indebolire con un segnale certo piccolo ma negativo dal punto di vista dell’immagine l’attrattività del nostro sistema universitario, e ancora colpire famiglie di giovani italiani che vengono qui magari per un’opportunità di lavoro e che, avendo le famiglie di origine molto lontane, hanno persino più bisogno di servizi pubblici rispetto a chi ha qui radici profonde…
Mi auguro, visti anche alcuni imbarazzi in parte della maggioranza, che almeno su questo ritorniate indietro, evitando di rafforzare ulteriormente l’idea pericolosa e negativa di un FVG che si rinchiude in una dimensione autarchica, vecchia, priva di prospettive e di futuro.
Molte considerazioni avremo modo di svilupparle nel dibattito integrando così questa relazione e quindi non mi dilungo su tanti altri aspetti, a partire dall’azzeramento che nei capitoli del welfare colpisce tante realtà, che in un contesto di sussidiarietà svolgono preziose funzioni a supporto del pubblico nel garantire servizi ai cittadini e in particolare a quelli più deboli.
Non è per sventolare la bandiera dell’opposizione che presentiamo numerosi emendamenti: lo facciamo per correggere e migliorare questa manovra di bilancio, lo facciamo affinché questo bilancio risponda alle esigenze e alle aspettative della comunità del FVG nelle sue diverse componenti, tutti cittadini che chiedono servizi, imprese e lavoratori che chiedono sostegno al loro impegno per la crescita, amministrazioni locali quotidianamente impegnate nella fatica di corrispondere alle domande delle rispettive comunità.
 
 
 
COSOLINI