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Casa: Santoro-Conficoni (Pd), risorse in calo ma cdx continua a mentire

pubblicato il 13 luglio 2019

TRIESTE 13.07.19 «Diminuiscono i fondi per le politiche abitative, professano attenzione per il settore casa e non contenti continuano a scaricare colpe e mancanze sul Pd. Dal presidente Fedriga al capogruppo di Fi Nicoli, questo centrodestra non conosce vergogna, continua a parlare anziché lavorare e risolvere i problemi dei cittadini». A dirlo è la consigliera regionale del Pd, Mariagrazia Santoro commentando le dichiarazioni del capogruppo di Fi, Giuseppe Nicoli in merito alle politiche abitative. «Al capogruppo Nicoli – sostiene Santoro – forse non è chiara la complessità della materia di cui parla, attribuendo colpe alla precedente Giunta, evidentemente, per inseguire Fedriga. Nel 2016, dopo due anni di confronto con le categorie economiche, approvammo una legge che diede esattamente le risposte che il mercato cercava, fissando dei principi condivisi. Per quanto riguarda l'edilizia agevolata – continua Santoro – lo stanziamento previsto per il 2018 era di 18milioni, ora, con il centrodestra si è ridotto a 14milioni 580mila euro. E anche dal punto di vista complessivo, per le politiche abitative, dai 65milioni del 2018 siamo scesi ai 58 attuali, dei quali solo 38 spendibili nel 2019. Ma di che attenzione parlano? Qui si danno meno soldi per meno gente. Bastano questi dati a svelare le menzogne del centrodestra».
Riguardo allo sblocco delle 800 domande di contributo, aggiunge il consigliere Nicola Conficoni, «è incredibile come fingano di non sapere che siamo stati noi, in commissione, a sollevare il problema. Ora il centrodestra si attribuisce in maniera vergognosa il merito di tutto, peccato che quei 10milioni che sventola Nicoli non siano altro che stanziamenti previsti dalla precedente Giunta». Infine, attacca ancora Santoro «parlano di interesse e aiuto per la casa proprio coloro che nella foga di colpire gli immigrati, hanno di fatto colpito centinaia di famiglie italiane “colpevoli” solo di non essere residenti in regione da almeno cinque anni. Dopo essere magari nati qui ed emigrati fuori regione per questioni lavorative, si sono visti esclusi da una serie di benefici».